La Reincarnazione PARTE 2ª

Arch. Gianfranco Cuccoli
Con un’avversione via via crescente il concetto di reincarnazione fu ritenuto pericoloso per il potere costituito. Nonostante ciò esso sopravvisse tra persecuzioni e torture, fino a che nel 543 d.C. Giustiniano convocò un Sinodo a Costantinopoli che condannò l’insegnamento di Origene. La conclusione della vicenda, che già nel 529 aveva portato alla chiusura dell’università di Atene, neoplatonica e centro di studi sulla reincarnazione, non mancò di portarsi dietro ben 15 anatemi da parte dell’Imperatore, di cui il primo così recitava: “Se qualcuno afferma la favolosa preesistenza delle anime, e affermerà la mostruosa reintegrazione che ne deriva, sia colpito da anatema”.
Sin dal Concilio Ecumenico del 553 d.C., per molti storici incostituzionale ed anche se non ratificato ufficialmente, il concetto di rinascita fu evitato dalla Chiesa. Al di là di tutto l’idea di reincarnazione risultò però una credenza insopprimibile per molte sette o raggruppamenti cristiani cosiddetti eretici fino al fenomeno dei Catari e degli Albigesi in epoca Medioevale.

Nel periodo più propriamente definibile come “storico”, molteplici sono le epoche in cui la reincarnazione, sotto diverse forme, viene compresa nelle credenze delle varie civiltà dei popoli antichi. Ne prendo in esame alcuni tra i più importanti.
Gli Egizi
Secondo Erodoto “… gli Egiziani furono i primi a sostenere la teoria secondo cui l’anima umana è immortale e, quando il corpo perisce, la persona entra in un’altra creatura pronta a nascere, che può riceverla …”.
Molto di quanto si sa sulle credenze egiziane nell’aldilà discende dalla traduzione dei cosiddetti “Libri dei morti” che offrono una specie di guida per l’anima dopo la morte. L’anima rinasceva, ed ogni giro di ruota offriva la possibilità di sviluppo dell’intelligenza e dei sentimenti trascurati. Ancora, nella collezione di libri di saggezza chiamata “Hermeticum”, raccolta nel periodo di decadenza dell’Egitto, si afferma
“Le anime umane sono daimoniche e divine, ma non tutte solo quelle pie. Dopo la separazione dal corpo e dopo la lotta per raggiungere la virtù, che consiste nel conoscere Dio e non fare del male a nessuno, una simile anima diventa pura intelligenza. L’anima empia invece rimane della propria essenza e punisce sé stessa cercando un corpo umano nel quale entrare, perché nessun altro corpo può ricevere un’anima umana, cioè non può entrare in un corpo di animale privo di ragione. La legge divina preserva l’anima umana da una simile infamia.”

I Greci
Presso le Scuole Misteriche, in Tracia, si insegnavano i misteri Orfici, dove l’anima veniva considerata immortale e divina e si reincarnava in un corpo.
I Misteri Eleusini, fondati sul mito della rinascita, consideravano l’idea della metempsicosi – dal greco: trasferimento dell’anima in altro corpo –.
Pitagora, che era un inizato di questa scuola, mise per iscritto i ricordi delle proprie vite passate. Platone (427-347 a.C.), anch’esso iniziato a tale scuola, insegnava la reincarnazione. In un suo scritto avvertiva:
“Sappi che se diventi peggiore andrai con le anime peggiori, o se diventi migliore con le migliori, e in ogni successione di vita e morte, farai e soffrirai ciò che i simili soffrono giustamente per mano dei simili.”
Platone, con il suo insegnamento influenzò profondamente i tempi successivi.
Ad esempio, nel 193 d.C., Ammonio fondò la Scuola Alessandrina di Neoplatonismo in Egitto. Questa Scuola riprese gli insegnamenti Platonici, soprattutto il concetto della reincarnazione, ed ebbe come discepoli nel tempo personaggi come Origene, Plotino, ecc.
Vasta influenza si ebbe così sulle dissertazioni dei filosofi greci, cristiani, musulmani, e più tardi su quelli dell’Europa rinascimentale.

I Romani
Per i romani, che ereditarono il pensiero greco e quello egiziano, le anime erano “costrette” a reincarnarsi a causa delle emozioni e l’attaccamento al corpo fisico. La reincarnazione era possibile solo dopo aver completato “in purgatorio” il loro ciclo, della durata di mille anni.
I contatti con i Celti in Gallia ed in Britannia favorirono in Giulio Cesare la convinzione della possibilità della trasmigrazione delle anime. Osservò infatti che i guerrieri barbari, combattevano in battaglia con grandissimo ardore e disprezzo della morte, nella certezza della reincarnazione. Tra i diversi poeti romani che parlarono della reincarnazione, così scriveva Ovidio:
“E qua e là lo spirito disincarnato vola … da una dimora all’altra gettato e l’anima è ancora la stessa, solo la figura è persa, e come la cera ammorbidita riceve un nuovo sigillo, assume quel volto e lascia quella impressione, ora chiamato con un nome, ora con un altro, la Forma soltanto è cambiata, la cera è sempre la stessa.”

I Celti e i Druidi
I Celti credevano nella “Side”, il popolo fatato. Alcuni storici antichi riportano l’ipotesi che Pitagora avesse avuto contatti con i Celti e che così avesse trasmesso loro i suoi insegnamenti, ma questa teoria è stata messa in dubbio da moltissimi studiosi.
Parrebbe invece che, mentre i Druidi credevano nella trasmigrazione dell’anima, i Celti consideravano i morti entità da placare, cosicchè non tornassero interferendo nell’esistenza dei vivi. Questo comunque non impediva loro di essere certi che i debiti contratti in vita fossero ripagati in un altro mondo e, anche se gradualmente, potevano sviluppare la credenza in particolari forme di reincarnazione.

Dal Rinascimento alla nascita dello Spiritismo o Spiritualismo
Dopo la ri-apparizione e la ri-sparizione forzata della reincarnazione nel Medioevo (vedasi il destino di Catari, Albigesi, ecc.), questa riemerse durante il Rinascimento con la fondazione di Scuole Neoplatoniche: a Firenze, sotto Cosimo de’ Medici, con Marsilio Ficino a metà del sec. XV. Furono così ri-tradotti testi antichi che avrebbero dato nuovo vigore soprattutto al pensiero degli intellettuali innovatori nei secoli successivi.
Molti di questi furono considerati eretici e spesso perseguiti e giustiziati dalla Inquisizione. Si ricorda, fra tutti, Giordano Bruno che durante la sua vita tenne presso l’Università di Oxford lezioni sulla immortalità e la reincarnazione dove secondo lui l’anima era destinata a progredire da una reincarnazione all’altra.
Dopo il Rinascimento studiosi come David Hume (1711-1776) e Thomas Carlyle (1795-1881) continuarono nella ricerca anche se spesso in forma semi-nascosta per non incorrere nei “fulmini” della religione ufficiale.
Intorno al 1850 ebbe origine il cosiddetto “Spiritismo” o “Spiritualismo”, con le conosciutissime attività delle sorelle Fox, con la comunicazione con gli spiriti dei defunti.

La Teosofia
Nella seconda metà dell’800, il ritorno della dottrina della reincarnazione in Occidente è certamente favorito dalla Teosofia, pensiero filosofico il quale ritiene che Dio debba essere sperimentato direttamente e che nella religione esista un significato più profondo ed esoterico. Uno dei concetti fondamentali è quello della trasmigrazione dell’anima in corpi successivi, anche se non necessariamente sulla Terra. Può essere collocato nella tradizione Pitagorica e Neoplatonica, nonché in quella dei pensatori del Rinascimento, ma le sue radici principali sono da ricercarsi negli insegnamenti Buddhisti.
La Società Teosofica fu fondata a New York nel 1875 dalla nobildonna mistica russa Helena Blavatsky. Conformemente agli insegnamenti buddhisti, si affermava che gli “Skandha” (germi della vita) controllano la rinascita e la Blavarsky affermava:
“Un cambiamento mentale o uno spiraglio della verità spirituale, possono portare un uomo a cambiare improvvisamente direzione, volgendosi verso la verità anche al momento della morte, creando così buoni Skandha per la vita successiva … L’effetto karmico della vita passata ha comunque il suo corso, perché l’uomo nella sua vita successiva deve raccogliere gli Skandha o le impressioni vibratorie che ha lasciato nella Luce Astrale … poiché … ci deve essere un collegamento tra le vite. Nuovi Skandha nascono dai loro vecchi genitori.”
Inoltre, nella reincarnazione, ci sarebbero quattro livelli di base: fisico, emozionale, mentale e spirituale. L’intervallo tra le reincarnazioni (che può durare anche 15 secoli), consente all’anima si purificarsi dalle sue impurità mediante il riposo. Se l’adozione di un altro corpo avvenisse immediatamente dopo la morte, l’anima sarebbe privata della necessaria opportunità di riflessione e del conseguente sviluppo della sua più alta dimensione, e arriverebbe presto ad essere totalmente esausta. Per i Teosofi il ricordo delle vite passate viene mantenuto nelle Cronache della Akasha, che penetrano sia nel mondo fisico che in quello spirituale. L’Akasha può essere così definita
“… una registrazione di tutto ciò che è accaduto o accadrà, che esiste in una forma non fisica, ma può essere contattato dalla terra”.

L’Antroposofia
Rudolph Steiner (1861-1925) percorse il tentativo di creare una scienza spirituale nella quale la reincarnazione era elemento fondamentale. La sua visione dell’anima, ovvero Atman, spirito umano interiore, differiva da quelle contemplate nelle religioni orientali in quanto la sua evoluzione tendeva ad una forma a spirale anziché circolare. Difatti la consapevolezza secondo Steiner evolve verso l’alto e, nonostante siano necessarie diverse esperienze ripetute, l’anima nell’insieme si muove sempre verso l’Alto.
I ricordi e il karma possono essere trasmessi da una vita all’altra all’interno dei piani spirituali, dove sono conservati nelle Cronache dell’Akasha. Questa matrice verrà poi modellata in un nuovo Ego che Steiner considerava la risultante delle esperienze precedenti.
Steiner credeva che alcune anime particolarmente evolute si fossero reincarnate ripetutamente al fine di aiutare l’umanità nella sua evoluzione (ad esempio il Profeta Elia si sarebbe reincarnato in Giovanni Battista).

La reincarnazione nel XX secolo
E’ noto come conseguenza delle teorie sopra esposte e dei movimenti ad esse correlati, si sia sviluppata nel ‘900 la diffusione del concetto di reincarnazione, soprattutto in occidente, là dove era particolarmente tenuta ai margini della conoscenza popolare. E quindi l’accresciuto interesse per la reincarnazione ha provocato la necessità di un approfondimento scientifico atto a dimostrare, o quanto meno a comprendere meglio, la fondatezza di questo concetto o credenza.
Si sono così moltiplicate le ricerche e le ipotesi, favorevoli o contrarie. Moltissimi ricercatori hanno così iniziato un approfondimento, seguendo diverse metodologie, le più importanti delle quali si possono riassumere in due filoni principali:
– la conoscenza di vite precedenti attraverso regressioni ipnotiche condotte da specialisti, particolarmente trattata nella recentissima conferenza della Dott.ssa Verardi;
– la testimonianza diretta condotta soprattutto su bambini.
Cercherò brevemente di chiarire questo secondo filone, che vede nel Prof. Ian Stevenson, docente di Psichiatria all’Università della Virginia, e noto parapsicologo.
Stevenson conduce ricerche da oltre trent’anni ed ha esaminato migliaia di casi in America, Asia meridionale, Libano, Turchia, Africa ed Europa. Egli è convinto che i casi più credibili riguardino effettivamente i bambini, e questo specialmente in India. Molti dei bambini studiati affermavano di essere uomini morti in un passato recente, ed il Prof. Stevenson ha potuto parlare con le vedove, cercando conferma dei dettagli più intimi, di cui solo i protagonisti potevano essere a conoscenza.
Stevenson scrive:
“Accetto la reincarnazione come la migliore spiegazione per un caso, soltanto dopo aver escluso tutte le altre, normali e paranormali … Io credo dunque che la reincarnazione sia la miglior spiegazione per i casi più solidi, cioè quelli in cui due famiglie non si conoscevano prima dello sviluppo del caso. Può trattarsi, però, della spiegazione migliore per molti altri casi”.
Generalmente i bambini cominciano a parlare dei loro ricordi all’età di 3 anni. I ricordi poi sbiadiscono verso i 7 anni. Questo dato è confermato anche dalle ricerche di altri studiosi, quali il Prof. Haraldsson e la Dott.ssa Satwat Pasricha.
Come riportato in una recensione del 1983, il Dott. Giovanni Iannuzzo, psichiatra e Consigliere del CSP, scriveva che Stevenson sembrava convinto comunque che il contributo dato dalle ricerche sulla reincarnazione non sia solo relativo alla dimostrazione della sopravvivenza dopo la morte, ma anche alla comprensione più ampia della natura dell’uomo.
Tali ricerche infatti possono chiarire numerosi e rilevanti problemi relativi alla natura della personalità umana.
Stevenson sembra, in definitiva, aver usato quel metodo che egli stesso ha definito “da storico e da psichiatra”. Emergerebbe così che queste ricerche non danno alcuna definitiva soluzione scientifica al problema della reincarnazione, e che sono necessarie ulteriori ricerche. Gli studi sulla reincarnazione, per ora, danno evidenze e non prove.
Gli scettici non hanno mai cessato di muovere critiche, anche solo all’ipotesi della reincarnazione, respingendo qualsiasi possibilismo o affermazione sulle vite passate, spiegando qualsiasi segno o evidenza con una serie molto lunga di motivazioni. La reincarnazione sarebbe, in definitiva, un desiderio più o meno nascosto degli esseri umani nel non sopportare il confronto con la propria mortalità.
Una delle maggiori critiche alla reincarnazione è riassunta nel dubbio che essa potrebbe consentire a chiunque di essere maggiormente libero da limiti imposti dall’etica e dalla morale. Per tanti, invece, può essere una via verso la perfezione e in questo il contrasto con le dottrine religiose attuali è stridente.

Spiegazioni alternative
Sono state avanzate molte spiegazioni alternative alla esistenza di ricordi di possibili vite precedenti: alcune sono psicologiche, altre paranormali e più o meno tutte possono contenere ragioni e lacune.
Ne elencherò brevemente alcune.
Criptomnesia – che significa memoria nascosta e costituisce la spiegazione più comune offerta dagli psicologi riguardo a vite passate. Si tratterebbe di ricordi di avvenimenti o informazioni che, dimenticati, vengono poi riproposti come ricordi personali.
Paramnesia – significa l’illusione di riconoscere qualche cosa che non è effettivamente mai accaduto e che non fa parte delle proprie esperienza precedente. Può essere paragonata alla fantasia e/o derivare da notizie recuperate dalla lettura di libri, film, ecc.
La suggestione: auto-suggestione o suggestione indotta da altri, ricercatori compresi.

Malattie mentali
Sindrome della personalità multipla – anche se malattia ritenuta rara in campo medico, essa si esplicita attraverso diverse personalità distinte e apparentemente separate che abitano nello stesso corpo.
Possessione da parte di spiriti disincarnati – tale spiegazione ritiene di accettare l’idea che spiriti disincarnati (e quindi sopravvissuti alla morte) specialmente se ancora vicini al mondo terreno, possano comunicare e influenzare la psiche umana con apparenti ricordi di vite precedenti.
Spiegazioni paranormali – quando ci si trova di fronte a fatti (e soprattutto a conferme) di episodi ascrivibili a presunte reincarnazioni, allora è tendenza diffusa ricorrere alla parapsicologia, nella speranza che l’esistenza di situazioni non percepibili e difficilmente spiegabili, possano giustificare gli avvenimenti.
A questo punto potrei fare un accenno conclusivo gettando uno sguardo fugace sulle ricerche e studi nel campo fisico, che potrebbero in futuro portare ad interessanti aiuti alla comprensione di concetti controversi quali la reincarnazione.
Preferisco lasciare tale arduo compito ad illuminati pensatori ed ad uomini di scienza ben più qualificati.
In un orizzonte così vasto ed articolato la “reincarnazione” rimane un’affascinante congettura, così lascio ad ognuno di voi esplorare, approfondire e valutare se, come ed in quanto la reincarnazione sia pura teoria, filosofia, ipotesi fantasiosa o forse qualcosa di più…!
In fondo è solo qualche millennio che il problema viene dibattuto e temo lo sarà ancora per molto tempo. Poi si sa che:
“E la discussione ebbe quel fine,
che soglion tutte discussioni avere,
che ciascun restò del suo parere.” 

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